Day #0 – Pensieri sparsi sotto il sole di ottobre

Li osservo raggiungere mollemente il ricco buffet della colazione: uova sfrigolanti, bacon croccante e dorato, ma anche aringhe, cetriolini e formaggi vari: i cibi di casa sono anche qui. Un bambino di 8 anni, già golfista, sta con il papà al tavolo a fianco al mio, con i piedi che dalla sedia non toccano terra, e mangia ordinatamente un’omelette. Ha il faccino chiaro, i capelli biondissimi, l’aria calma e molto consapevole di sé, e un set di mazze da golf ben più alte di lui che lo attendono fuori dal ristorante. Tecnicamente, geograficamente, siamo in Africa. Non lontano da qui in linea d’aria verso Est c’è il Sahara, e più giù Mauritania e Mali: oltre un piccolo lembo di oceano, molti giovani africani attendono una vita migliore: sono scattanti, pronti, magri, affamati e invisibili. Al contrario, la felicità è una cosa semplice, qui. 2_roadsQui ci può dimenticare dell’esistenza dell’inverno, e fare cose che a ottobre, ma ancor più a dicembre e gennaio, si farebbero a fatica. Pedalare, ad esempio. In effetti la nostra presenza sportiva ed entusiasta (dieci vincitori del contest #followcontador targato Polartec, da 10 paesi europei, più altrettanti giornalisti, accompagnatori e staff) stona un po’ con l’umanità attempata che affolla il resort in questo periodo dell’anno. Le gambette scattanti e abbronzate dei ragazzi della Fundación Contador che ci accompagnano, la loro freschezza piena di possibilità, è potenziale puro in attesa di essere guidato e sprigionato al momento giusto.

Day #1 – Welcome back, summer!

La mattina, andando a colazione, mi accorgo che ha appena finito di piovere forte, il resort è tutto una pozzanghera e il cielo è ancora grigio blu. Il ritrovo è alle 8.30 ma le strade sono bagnate, ci informano che non pioveva da mesi e la tempesta avrà portato detriti di ogni genere sulla carreggiata. Restiamo così un po’ spaesati a vagare in ciabatte nella sala conferenze in parquet che fa da bike room; scambiamo due chiacchiere e ci conosciamo. Facciamo anche conoscenza con i completini che Polartec ha preparato per noi: due jersey di tessuti e colori diversi, e così qualcuno è in maglia bianca e qualcuno nera; ma tutti hanno sul braccio il logo alato simbolo di Contador e della sua Fundaciòn. 5-fundacion Tra le borse di Alberto Contador e Ivan Basso vediamo anche le nostre, assieme a quelle di vincitori, giornalisti e ospiti. Uno strano effetto. Siamo increduli e felici come bambini. 6-bags Il giro è solo rimandato, e finalmente dopo pranzo si parte. Si pedala lungo la costa ventosa, priva di vegetazione e assolata. Il caldo fa letteralmente esplodere qualche camera d’aria, e in due o tre devono fermarsi. Quasi senza accorgermi l’avventura è iniziata: Dario e Matteo sulle rispettive moto risalgono il gruppo filmando e scattando foto. Strana sensazione pedalare con intorno le moto, come quelli veri. Siamo in effetti un bel gruppo, molto serio e molto ordinato nelle nostre divise Polartec bianche e nere, nuove fiammanti, che portano sulla schiena il motto di Alberto Contador: “Querer es poder”, volere è potere. Ma oggi Alberto non c’è, arriva domani. Oggi il gruppone #followcontador pedala con Ivan Basso, grande amico e compagno di squadra di Alberto. Resta con noi poco tempo, ha un volo che lo aspetta; ma tutti riescono a farsi un selfie in corsa con lui prima che scappi. 8-ivanbasso Saliamo verso il paesino di Barranquillo Andrés sotto un sole cocente. Qui inizia uno dei segmenti Strava con cui si è deciso di movimentare un po’ i giri di questi giorni e creare un minimo di competizione in più. Un segno sull’asfalto indica lo start, e molti del gruppo scattano come forsennati, incuranti delle temperature tropicali che inviterebbero alla calma. Il gruppo si disperde, si allunga. Ognuno rimane solo con la fatica, e con quella sensazione di caldo esagerato che non si provava da almeno due mesi. 9-canarianascent Molte volte mi sono ritrovata a pedalare sotto il solleone, senza un filo d’aria, centellinando l’acqua della borraccia in piccoli sorsi che non spengono mai la sete. Ma a novembre non mi era mai successo. È desertica e torrida, questa parte sud della Gran Canaria: il vento che lambisce il nord portando fresco e vegetazione più rigogliosa, qui non arriva. L’asfalto è perfetto, le strade sono nervose, in continuo su e giù, e si infilano nell’entroterra lungo stretti canyon, dove l’aria tira forte e porta profumi simili a quelli della nostra macchia mediterranea ma più marcati ed esotici. 10-canarycanyon Ogni tanto appare e scompare un paese, un pueblo, agglomerato di case bianche o gialle, spesso arrampicate sulle alture, dotate di minuscoli orti, e poi palme, cactus di ogni forma e dimensione, enormi piante di aloe vera e agave, e negli angoli delle strade, nel silenzio del pomeriggio, cani macilenti sonnecchiano al sole mostrando le costole.

Day #2 – Aspettando il Pistolero

Siamo tutti in attesa, pronti sulle nostre bici, nell’enorme spazio di fronte all’entrata dell’hotel. Non lo si vede ancora ma la sua presenza è nell’aria; poi avverto un po’ di confusione ed eccolo comparire da non so dove. 12-alberto-contador_waiting Alberto Contador sembra confondersi con gli altri: a parte la divisa gialla e il fisico asciutto e abbronzato, ben riconoscibile, è un ciclista come noi. Ma in effetti non è così. Lui è disponibile e sorridente ma è un personaggio, e tutti lo cercano, gli vanno vicino, chiedono foto, anche gli insospettabili: compaiono alle mie spalle dei turisti olandesi settantenni incuriositi ed entusiasti, lo conoscono, chiedono perché è qui e perché noi siamo qui; e mentre gli spiego tutta la storia si materializzano i direttori dell’hotel in giacca e cravatta, che con un sorriso smagliante affiancano Alberto e chiedono anche loro, molto umilmente, una foto. 13-contador_fans Con tutta questa confusione ho la sensazione che non partiremo più per il giro di oggi. Poi in qualche modo riusciamo a sfuggire a fan, selfie e fotografi e guadagnare la zona di partenza, sotto la lunga fila di palme. In un attimo siamo sulla strada, con Contador che a fianco dell’amico e gregario Jesús Hernández guida il gruppo. 14-contador_group_training Matteo compare ogni tanto al nostro fianco con la sua moto e scattando foto, ma sono soprattutto gli stessi vincitori ad affiancarsi e chiedere ad Alberto una foto in corsa. Lungo tutto l’avvicinamento alla prima salita di giornata, è tutto un maneggiare frenetico di telefoni, che passano da una mano all’altra, inquadrano, rischiano di finire in terra, e infine tornano in tasca con l’agognata immagine finalmente salva in memoria. 15-contador_selfies In questa atmosfera surreale passa in fretta il tratto pianeggiante che porta verso Cruce de Arinaga, e inizia la salita verso Aguimes e Santa Lucia de Tirajana. 16-landscape Le strade si inerpicano piuttosto dolcemente sulle alture di terra rossa e gialla, punteggiate di agavi e cespugli secchi, ruvide di sassi dall’aria preistorica; le severe salite dei passi europei sono lontane, qui le pendenze permettono di guardarsi intorno e godersi il panorama. Il gruppo si allunga, ognuno prende il suo passo. Il caldo è a tratti insopportabile, eppure c’è l’oceano là in fondo; poi, all’improvviso, ecco un tratto in falsopiano e discesa, da cui ci si lancia con la maglia aperta e senza preoccuparsi di gilet e antivento, come solo nelle nostre migliori giornate d’agosto. 17-canyon_road E in tutto questo, il Pistolero cosa fa? Sta in gruppo, a volte davanti, altre volte arretrando per andare a trovare gli ultimi. E quando inizia la salita, come ogni scalatore che si rispetti, scatta. 18-alberto_contador_kicks_off Supera danzando sulla bicicletta le distese di cactus, e non ha nemmeno il tempo di bramare i fichi d’India rossi e succosi che stanno a bordo strada. Qualcuno tenta di tenere la sua ruota; tutti uno dopo l’altro si arrendono. La performance dura solo per i km della salita, il tempo di dare spettacolo: il tempo di osservare come dietro di lui si faccia il vuoto, con una facilità disarmante. Eccolo, un uomo solo al comando che sfreccia in salita, una macchiolina giallo fluo che attraversa il paesaggio, sempre più su, mentre il gruppo sgranato arranca incredulo e felice, molto più in basso. Quando lo spettacolo finisce, Alberto torna giù dalla stessa strada, per rifare un pezzo di salita con i superstiti, come per rassicurarli in qualche modo e convincerli che sì, è umano anche lui.

Day #3 – Alle falde del Pico

Il punto più alto dell’isola Gran Canaria è il Pico de las Nieves: 1949 metri da cui si scorge la parte opposta dell’isola con la città di Las Palmas; lassù il clima è più fresco, la strada si allunga in una rada foresta di eucalipti, lecci e conifere dall’aria tropicale. In lontananza verso ovest, il profilo vulcanico del Teide sull’isola di Tenerife si staglia torreggiante sopra uno strato di nuvolaglia. 20_from_picodelasnieves Ma per arrivare a godersi tutto questo mancano ancora molti chilometri. Dopo la prima parte di salita, con il segmento Strava vinto con facilità da Alberto e Camila (la vincitrice italiana, una forza da 25.000 km l’anno), facciamo uno spuntino e proseguiamo dividendoci in due gruppi. Rimango nel gruppetto di coda a parlare con Elena Martinello e alcuni ragazzi della Fundaciòn mentre la strada sale in mezzacosta nella larga valle di San Bartolomé de Tirajana. Tra poco, in corrispondenza di una selletta, scollineremo in direzione nord. Alzo lo sguardo e vedo il drone alzarsi in volo per riprenderci; Matteo se ne sta appostato su un’altura e da lì lo guida in alto nella valle. 21_drone Il paesaggio comincia a trasformarsi: è decisamente più verde e un po’ più rigoglioso, la strada fa un su e giù e ne approfitto per mangiare un sandwich. Allungo il passo lasciando gli altri e dopo un po’ raggiungo Sabine: vincitrice della Germania, sale silenziosa e sembra avere poca voglia di far due chiacchiere; così proseguo fino a prendere il buon Roelof, il vincitore olandese, che resiste alla battaglia contro la salita (che nel frattempo si è fatta più dura) ondeggiando e ansimando. In Olanda ci sono poche salite, mi aveva detto, in compenso però c’è tanto vento; la “salita silenziosa”, che ogni ciclista conosce e teme. Ci scambiamo un sorriso e passo oltre. 21_faces_roelof Ora sono sola. Dove sarà Alberto? Come avrà affrontato queste rampe e questi tornanti? La moto con Matteo è avanti, lontana, per cui niente foto per me in questo tratto. All’orizzonte non c’è nessuno, intorno la vegetazione diviene rigogliosa, dopo un tornante la strada sembra spianare, e raggiunge un punto panoramico improvvisamente pieno di macchine parcheggiate e turisti; ma non siamo ancora arrivati. 22_towards_the_pico Il paesaggio si apre nuovamente, compare un altopiano verdissimo di conifere che la strada attraversa con dolci curve in falsopiano. Il Pico de las Nieves è poco più in alto, segnalato da un’antenna militare che ha la forma di un pallone da calcio. Sono stata un po’ troppo nelle retrovie, a godermi il panorama; gli altri saranno arrivati. 23_calling Ma non c’è fretta. Dopo un tempo indefinito e continui saliscendi, un cartello indica la cima; la strada ora è piena di ricci di castagne, che formano mucchietti marroncini sull’asfalto nero. Il tempo di chiedermi cosa ci facciano le castagne alle Canarie che mi ritrovo in cima. Sono tutti riuniti, stanchi, sudati e felici, dove la strada termina, e c’è un grandioso punto panoramico che spazia dalla strada appena percorsa fino all’oceano. Merenda rapida a base di frutta secca, banane e una birra bonus ed è ora di scendere. L’aria è fresca, è forse la prima volta in tre giorni che sento qualche brivido corrermi addosso; ma per fortuna la fida ammiraglia della Fundaciòn Contador mi presta un gilet, che porto a valle con un certo orgoglio. 24_cactus_cycling La discesa è veloce, tecnica, con la prima parte su un asfalto ruvido che lascia le braccia a dir poco stordite. Tornanti, rettilinei in contropendenza, curve secche su una strada ripida e nervosa in cui è vietato distrarsi e dare troppa confidenza alla bici. 25_group_descent Le strade dell’isola possono essere molto insidiose. Edgar viene dal Belgio, e oltre ad essere l’unico vincitore a presentarsi in bici con un paio di Rayban, è il primo a (come si dice in gergo) “misurare l’asfalto” nella vertiginosa discesa dal Pico de Las Nieves verso Las Pasadillas. Niente di grave: si rialza sano e salvo aiutato dagli altri, con l’aria incredula, tutto sporco di nera terra vulcanica. 26_faces_edgar Dopo aver costeggiato un canyon verdeggiante e attraversato delle nebbie passeggere, la strada prosegue un po’ più dolcemente verso Ingenio. Riecco l’aria calda dell’Oceano, i profumi secchi e intensi di questa strana estate autunnale. Dov’è Alberto? Sarà già in hotel? Non lo rivedo più fino al rientro, dopo almeno quindici chilometri di rettilinei disseminati di rotonde, con il gruppo lanciato a cinquanta all’ora, e il costante terrore di perdere la ruota di quelli davanti. Arriviamo. Avrei molte cose da chiedergli. Se ne sta seduto nella penombra, illuminato dalle luci, e attende pazientemente che Dario sistemi l’inquadratura. 28_alberto_contador_interview Parliamo delle sue sensazioni in questi giorni. Dei ragazzi della Fundaciòn, di cosa significa farli crescere insieme attraverso il ciclismo. Facciamo due risate quando racconta di come ha iniziato ad andare in bici, delle sfide col fratello Fran. 29_fran_contador Alberto appare appassionato e sincero, sembra che soppesi ogni parola e ogni concetto. Querer es poder: ripercorrendo la sua carriera ci si rende conto che il suo non è un motto casuale. Sono stati volontà, dedizione, sacrificio a portarlo fin qua, e a portare i ragazzi Juniores e Under23 della sua Fundaciòn a dare il massimo, ma soprattutto a crescere. 30_fundacion_contador_team Fatica, sudore, sacrificio: Alberto ne porta addosso i segni, fisicamente visibili nelle sue cicatrici, umanamente percepibili nella serietà e calma con cui spiega come abbia compreso, il giorno del suo aneurisma nel 2004, come la vita sia fondamentalmente un regalo prezioso e non scontato, una potenzialità da sfruttare. È questo spirito che Alberto trasmette ai suoi ragazzi, che lo seguono silenziosi e grati, magri e atletici, le gambe fini dalla pedalata leggera, fresca, bella da vedere.

Day #4 – What’s next?

Tre giorni brevi e intensi: la bici è il mezzo ideale per cogliere dettagli quasi impercettibili, per capire luoghi e persone, per raccogliere materiali e suggestioni. Parole, sorrisi, risate, storie, e molto lavoro da fare: organizzazione e scelta foto, pubblicazione post e aggiornamenti, interviste, contatti. 32_followcontador È mattina presto, me ne sto a pancia in su nell’immensa piscina del resort, nella luce azzurrina dell’alba, e osservo il cielo incorniciato dalle palme. Qualche nordeuropeo anziano e mattiniero nuota intorno a me senza far rumore. Galleggio senza peso, l’acqua è fresca, il caldo e la fatica della bicicletta sono lontani. Una calma irreale. Tra qualche ora l’asfalto delle strade canarie tornerà incandescente, il vento si alzerà sulla costa e l’aria diverrà di nuovo torrida sotto il sole a picco. Ma noi saremo già seduti sull’aereo, diretti verso l’inverno: molte storie attendono di essere raccontate.